Giornate Memorabili

La sposa bambina che non sono stata

Ricordo ancora quando, per la prima volta, ho sentito parlare al TG delle “spose bambine”.

Avevo circa 5 anni e, mentre cenavo a tavola con i miei genitori, sentii il giornalista in TV parlare proprio di “spose bambine”: la notizia era accompagnata dalle voci di mamma e papà che commentavano con sdegno quanto “no, non è possibile una cosa così”.

Caso vuole che poco prima mi fossi sposata con il mio fidanzato Tiziano, di un anno piu’ piccolo di me: un rito ben organizzato all’asilo, con la complicità dei grandi, le caramelle come ostia – prese a ripetizione, of course – , una tenda a farmi da velo, la cravatta di lui ricavata da una stringa delle scarpe e la mia amica Francy ad officiare. Non mancavano i chierichetti, che erano tutti gli altri bambini e le altre bambine della scuola, in un caos infinito, il tutto condito da grosse risate e da una improponibile musica di sottofondo del carrillon a cui si stavano pure scaricando le pile.

Quindi, ricordo che durante quei momenti pensavo esattamente a quelle immagini considerando che allora magari, prima o poi, il TG avrebbe parlato anche del mio matrimonio con il Tiziano, se il matrimonio delle bambine era una cosa così importante.  Ma i sorrisi che mi avevano regalato mamma e papà al racconto del mio matrimonio stridevano con gli sguardi cupi di quel momento; così, come ero solita fare, chiesi spiegazioni: “Ma perché questi matrimoni non vi piacciono?”

E così mia madre mi spiegò che c’erano delle grandi differenze tra il mio matrimonio e quelli di cui stava parlando la TV: il mio era il matrimonio che avevo scelto, Tiziano era grande come me, e il tutto era nato come un gioco tra bambini; negli altri casi le bambine non lo avevano scelto e il marito era troppo grande per loro. E poi era un matrimonio vero. Ricordo che mi arrabbiai, perché anche il mio era un matrimonio vero.

Oggi, nell’ottava edizione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, proclamata dall’ONU con l’obiettivo di sensibilizzare sulle condizioni in cui sono costrette a nascere e crescere molte bambine tra violenza domestica, sessuale, unioni precoci e baby gravidanze, ripenso col sorriso a quell’evento. Sorrido pensando alla mia innocenza durante quella cena e al mio matrimonio, finito poco dopo la prima bagarre per l’utilizzo dei giochi nel giardino. Tiziano mi aveva rubato l’altalena: pensa te, a sua moglie. Imperdonabile.

Non sorrido più, tutt’altro, se penso ai veri matrimoni precoci e alle giovani vite che spezzano: si stima che ogni anno nel mondo siano circa 15 milioni le bambine o ragazze che si sposano prima di aver compiuto la maggior età. Circa una ogni due secondi: mentre leggi questo testo, se ne sono sposate già a decine. E loro non sposano Tiziano, un coetaneo e per finta, ma un uomo molto più grande, con gravissime conseguenze per la loro salute ed il loro sviluppo.

Ah, e non pensare: non solo dall’altra parte del mondo, nei Paesi poveri, in un universo distante: secondo un’indagine dell’Associazione 21 luglio, risalente all’anno scorso, è nelle baraccopoli di Roma il record mondiale dei matrimoni precoci. Nelle periferie povere della città le unioni precoci superano il primato del Niger, dell’1%. Tra loro, molte sono spose bambine: una su 4 aveva dai 12 ai 15 anni.

Nella nostra Italia. Nel XXI secolo.

 

Puoi approfondire la ricerca su:

http://www.21luglio.org/21luglio/wp-content/uploads/2017/11/report_21_novembre_web_ita.pdf

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