A Cartoni

Biancaneve, la più bella del reame

Nel 1937 Disney ci regala il suo primo lungometraggio: Biancaneve e i sette nani e basato sull’omonima favola dei fratelli Grimm.

La trama è nota a tutti (o quasi): una matrigna invidiosa della bellezza di Biancaneve decide di chiedere al suo fidato amico cacciatore di ucciderla, ma il cacciatore, intenerito dalla giovane, non riesce e la fa scappare via al sicuro dalla regina cattiva. Nella fuga Biancaneve, aiutata dai suoi amici animali, arriva alla casetta dei sette nani, che le offrono ospitalità in cambio delle sue mansioni domestiche. L’astuta regina trova però Biancaneve, e decide stavolta di ucciderla lei stessa  assumendo le vesti di una vecchia mendicante.
Biancaneve morde una mela avvelenata, piomba in un sonno eterno e viene salvata solo dal bacio del vero amore.

Tutta la storia ruota intorno alla bellezza: la bellezza della regina non è messa in dubbio dalle parole dello specchio, ma viene ritenuta inferiore a quella di Biancaneve. Se la principessa è candida come la neve, piccola di statura e incredibilmente minuta, Grimilde appare fisicamente più donna: magra, ma con le forme femminili perfettamente intuibili nonostante il mantello e l’abito nero, quasi a voler creare la contrapposizione tra due modelli diversi di donna, quello della fanciulla pura e candida, che è principessa, e quello della donna adulta, che è invece una matrigna cattiva.

Quando la regina decide che deve uccidere Biancaneve, non si accontenta del fatto che la principessa muoia, ma vuole una prova, qualcosa che dimostri che la bellezza di Biancaneve è sfiorita per sempre, che la giovane non potrà più farle concorrenza; è per questo che chiede al cacciatore di portarle il suo cuore e rinchiuderlo in uno scrigno.

Ma l’uomo non riesce a uccidere la principessa, e la invita solo a fuggire attraverso il bosco per mettersi in salvo dalla matrigna. Biancaneve è buona a tal punto da apparire irreale. Non fa nessuna domanda all’uomo, non si lamenta e non pronuncia una parola contro la regina mandante del suo omicidio, quasi come fosse completamente incapace di provare odio anche verso chi la disprezza così tanto da volerla morta.

La fuga di Biancaneve nel bosco, inteso come ‘luogo dell’incoscio’, vede la principessa affrontare le sue paure: tutto nella foresta le sembra nemico. Ma l’incubo finisce non appena sorge il sole e tutti gli occhi spiritati che spuntavano da alberi e cespugli si rivelano solo quelli di animaletti, che sentendo la principessa piangere la circondano per darle affetto e conforto e intonano con lei una canzone.

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Biancaneve corre per il bosco, cade in terra, ma appare sempre perfetta e senza un capello fuori posto, in una sorta di eterna bellezza immutabile che non conosce capelli crespi e trucco sbavato.

Quando la principessa arriva di fronte alla casetta dei nani trovando tutto sporco e impolverato, pensa che potrebbe provare a pulire e mettere in ordine, chiedendo in cambio agli abitanti della casa di poter restare.

Ma la decisione Biancaneve non ha un carattere meramente contrattualistico (Pulisco, se in cambio mi offriranno ospitalità), ma nasce anche dal sincero desiderio di aiutare il prossimo: Possibile che la loro mamma non…Forse non hanno una mamma! Sono orfani?”, si chiede la giovane, in perfetto accordo all’immagine di donna amorevole e altruista che per tutto il cartone ci viene di lei offerta. Lei è amorevole, servizievole e buona. Donna del focolare non solo a casa sua, ma ovunque.
È solo questo che il mondo si aspetta da lei e più in generale da tutte le donne: che siano brave figlie, per poi un giorno essere pronte a divenire brave mogli e brave madri.

Quando il principe trova Biancaneve e la salva con un bacio, la giovane saluta in fretta e furia i suoi amici nani e sale sul cavallo bianco del suo principe, senza fare domande su quanto le sia accaduto, su quanto abbia dormito o sulle sorti della strega, che nel frattempo era morta dopo essere caduta da un burrone. Nessun dubbio, un’unica certezza, quella del vero amore, visto una volta sola per pochi minuti, giusto il tempo di una dichiarazione d’amore fugace.

Il modello di donna che Disney ci propone è chiaro: una fanciulla materna, amorevole, fragile e aggraziata in lotta con una donna adulta, dominante e indipendente, che è regina e come tale ha potere decisionale. La donna sicura di sé è il nemico da sconfiggere, la ragazza docile e spaventata è la vittima da proteggere, il modello di donna che il mondo del 1937 considerava idoneo al suo tempo.

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