Attualità al Femminile

Sono femmina, e fischio.

E Estate, 1992. In montagna.

Federica gioca ad “Heidi e Peter” con il cuginetto Paolo. Fischiano, corrono, ridono.

“Federica, smettila di fischiare!”, le intima la nonna,  avvicinandosi ai due bambini.

“Ma fischia anche Paolo!”, dice Federica, guardandola stranita.

“Sì, ma lui è UN MASCHIO”, controbatte la nonna, che si chiama Adelaide. Sì, Adelaide, proprio come Heidi.


Se cerco di ritrovare, risalendo indietro nel tempo, le motivazioni che mi hanno spinto ad interessarmi alle tematiche di genere, quello narrato sopra è di certo uno degli avvenimenti chiave, uno dei primi che mi si presenta alla mente ricercando tra me e me il perché di questo interesse. L’origine, forse anche di questo blog.

A sentirmi dire che io non potevo fischiare mentre lui sì, proprio non ci stavo: non perché fossi ribelle o femminista (aggettivi che negli anni mi hanno spesso regalato, ma questa… è un’altra storia), bensì perché la motivazione al divieto non era nelle mie corde: non aveva proprio senso, dai, diciamocelo. Anche se avevo cinque anni. Anzi, forse proprio perché avevo cinque anni e non ero (ancora?) stata troppo imbrigliata negli stereotipi di genere.

Sì, perchè magari non lo sai, o non te ne sei accorta, o più probabilmente lo sai ma non ci dai peso: sin da piccole, veniamo cresciute – per il solo fatto di essere femmine – seguendo la costruzione sociale dominante della figura femminile, dei suoi ruoli e delle sue caratteristiche. Già dal momento della scoperta del sesso del bebè, ci imbrigliano in luoghi comuni inesatti degli attributi femminili: stereotipi semplicistici che servono, appunto, solo a semplificare la realtà. Ma, semplificandola allo scopo di descriverla, in realtà contribuiscono anche a crearla.

Ci dicono, da sempre, che femmina è… sensuale, rosa, pettegola, portata per le materie umanistiche, disinteressata ai videogiochi, infermiera ma non medico così come segretaria ma non dirigente, responsabile dell’educazione dei figli, emotiva, delicata, ecc.

E femmina, quindi, diventa proprio così, sulla scorta di una “profezia che si auto-adempie”, o anche – per stare sul livello comune e meno sul livello sociologico – della “Teoria del piano inclinato” (Aldo, Giovanni e Giacomo docet): associo l’immagine della donna, con le caratteristiche stereotipate che le sono associate, alla pallina che prende a rotolare e continua così, per inerzia, senza scelta.

Ma io ho trent’anni e voglio scegliere. Di essere il mio tipo di donna. Voglio fischiettare, e voglio che mia figlia Demetra – sì, come il blog… o meglio: è il blog che si chiama come lei! – fischi, se vuole farlo. Senza che la nonna le intimi di non farlo; o che, magari, le intimi di non farlo ma lei abbia la forza di non stare a questo divieto; perché, in certi casi, come diceva don Milani,

“L’obbedienza non è più una virtù ma la più subdola della tentazioni”.

Questo blog nasce proprio con l’intenzione di contrastare le generalizzazioni sui ruoli di genere femminile, di narrare storie di vita di donne in controtendenza rispetto agli stereotipi, di dare notizia di altri mondi che possono esistere e visibilità a buone notizie in tema di parità di genere.

In questa sezione dedicata all’attualità, troverai spunti di riflessioni e aggiornamenti su temi di attualità riguardanti il mondo delle donne: buone notizie, occasioni formative, eventi, fatti di cronaca che vogliamo raccontare.

Tutto e sempre con l’obiettivo di darmi, darci, darvi la possibilità di essere il proprio tipo di donna, senza mai doversi, per questo, sentire fuori luogo.

Ah, com’era finita tra me e mia nonna?


“Sì, ma lui è UN MASCHIO”, controbatte la nonna, che si chiama Adelaide. Sì, Adelaide, proprio come Heidi.

“E allora?! Io sono UNA FEMMINA e fischio! Anzi, senti nonna, fischio meglio io!”

 FIIIIIUUUUU

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