Giornate Memorabili

Quando ti eri convinta di essere già (pre)matura

32 settimane e un giorno.

Questa era la tua età gestazionale quando, quell’1 dicembre 2016, hai deciso che volevi nascere. L’1 dicembre, anziché il 26 gennaio; nel 2016 piuttosto che nel 2017; a 32 settimane invece che a 40. Così, forse perché a te le cose organizzate e standardizzate non piacciono; sei più una da effetto sorpresa, insomma. O magari perché avevi fatto male i calcoli: negata per la matematica, proprio come me; buon sangue non mente.

Era il primo giorno della mia maternità, esattamente quello in cui avevo scelto di smettere di strafare, come mio solito: basta lavoro, basta corse, basta studio. Solo l’attesa, pura.

E mentre mi gustavo questo vuoto, spaparanzata sul divano pensando a tutte le cose da fare per tempo, tu hai deciso di iniziare ad aprirti la strada, di farmi capire che il tempo lo decidevi tu. Forse ti annoiavi in pancia, chissà.

Così sono andata in ospedale, con calma e solo per scrupolo, senza disturbare il papà: per così poco. Ma da lì, dall’accesso in PS ostetrico, un turbinio: accettazione, tracciato, visita, ecografia, carte su carte (“una firma qui, una qui e una qui”). Tutto girava così veloce attorno a me che era appena arrivato il papà quando mi viene detto: “Lei stasera e per un po’ non torna a casa”; ricoverata, camera 13. MPP, dicono tra loro. E scrivono: Minaccia Parto Pretermine. Collo dell’utero appiattito e già alcuni cm di dilatazione. Esami di routine, flebo con idratazione, tocolitico per fermare le contrazioni, cortisone per i tuoi polmoncini che non erano ancora maturi, antibiotico, e non rammento nemmeno più tutto.

Ricordo di aver respirato solo quando mi sono seduta sul letto dell’ospedale; ma ho respirato solo per piangere tutte le lacrime che avevo. Pensando a quanto fossi piccola e (credevo) impreparata alla vita, chiedendoti il perché avessi così fretta di nascere, supplicandoti di aspettare ancora un pochino, “almeno che faccia effetto il cortisone”, “almeno la 34ma settimana”, “qualsiasi ora in più”. Ripetendoti a nastro i consigli dei medici. Io, che fino ad allora avevo dato per scontato che si partorisce solo a 40 settimane, su per giù.

Ero anche un po’ arrabbiata con te, sai, perché non mi ascoltavi: ti divertivi a farci sempre credere che fossi lì, pronta per nascere. Nonostante il ricovero, il riposo assoluto e tutti i farmaci che dovevo trangugiare.

In quei momenti in ospedale i medici mi hanno parlato dei nati prematuri, probabilmente mi abituavano all’idea che tu nascessi e rientrassi nella “categoria”, mi hanno fatto parlare con il personale della Terapia Intensiva Neonatale. Lì, per la prima volta, ho conosciuto la forza sovrumana di queste piccole creature, e la potenza immensa delle madri e dei padri dei prematuri. Ho ascoltato storie di bambini nati microscopici diventati forti adulti, di bambine venute alla luce più piccole di bambole, oggi cresciute adolescenti ribelli. Ho visto quanta vita c’è tra tutti quei tubicini e quei monitor luccicanti.

Numerose sono le associazioni e i punti che si occupano di informazione e sostegno per le madri ed i padri di nati prematuri. Personalmente li ho conosciuti proprio in quei giorni, navigando su internet in quella stanza in cui l tempo sembrava essersi fermato, e confrontandomi con le altre madri in attesa di conferme, informazioni, rassicurazioni. Per dirne alcuni:

http://genitin.it/

http://www.aiutamiacrescere.it/

https://www.associazionepulcino.it/

http://www.mangiagalli.it/index.php/area-genitori/portale-dei-prematuri

Poi tu, mia figlia, inaspettatamente, e proprio quando io ormai mi sentivo pronta ad accoglierti tra le mie braccia prima del tempo, hai deciso di aspettare ancora ben 6 settimane prima di nascere: cosa ti abbia convinta, non me l’hai ancora spiegato. I farmaci, il riposo assoluto che mi avevano prescritto anche a casa dopo la dimissione dalle due settimane in ospedale, le preghiere, le promesse. Chissà.

Sei nata alla 38ma settimana inoltrata, portata dalla neve e dalla luna piena. Venerdì 13-01-2017, con un perfetto gioco di numeri rispetto alla mia data di nascita, il 13-11-1987, sempre un venerdì.

Col senno di poi e con la serenità di ora, ringrazio te, mia piccola Demetra, perché tutto questo mi ha fatto conoscere il mondo dei nati pretermine, ciò che si celebra oggi nella Giornata Mondiale della prematurità, le storie dietro alle nascite prima della 37ma settimana.

E, vi giuro: tutto questo è un condensato di forza, che andrebbe festeggiato ogni giorno.

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