Giornate Memorabili

Report vittime transfobia: 369 solo nel 2018, di cui 4 in Italia

Abbigliamento eccentrico, capelli cotonati e trucco super elaborato: sono questi gli stereotipi che vengono in mente pensando alla comunità trans. La famosa lettera T, dell’ancora più famosa sigla LGBT.

Ammetto di essere anche io una super fan del reality americano di drag queen, RuPaul’s Drag Race, di cui Violet Chachki resterà sempre una delle mie concorrenti preferite.
No, dico, ma avete visto che vita?

Ma lo show e la finzione televisiva in cui capelli, visi e corpi favolosi sfilano su passerelle con tacchi vertiginosi, non può raccontare tutto il mondo LGBT.
Ecco perché oggi, nella giornata mondiale contro le vittime della transfobia (TDoR), voglio fare qualche riflessione con dati alla mano.

Nel 2018 sono stati 369 casi di omicidio di persone transessuali avvenuti tra il 1° ottobre 2017 e il 30 settembre 2018. Erano 271 le vittime nel 2015, 295 nel 2016 e 325 nel 2017. Una media – spaventosa – di circa 30 morti in più l’anno.

La maggior parte degli omicidi è avvenuta in Brasile (167), in Messico (71), negli Stati Uniti (28) e in Colombia (21), per un totale di 2982 casi segnalati in 72 paesi in tutto il mondo tra il 1° gennaio 2008 e il 30 settembre 2018, di cui 2350 tutti avvenuti nel Centro e nel Sud America.

“E vabè”, qualcuno potrà obbiettare, “ma l’America è Oltreceano, è lontana. Tutto questo non ci riguarda”.

Bene, allora vediamo qualche dato sull’Europa: a partire dal 2008 in Europa ci sono stati ben 139 casi di omicidio transfobico, dato davvero allarmante se consideriamo che in Nord America, che ha un’estensione territoriale nettamente maggiore, le morti sono state 219.

L’Italia è il secondo paese in classifica per numero dei morti, con ben 4 casi quest’anno e 37 dal 2008, immediatamente dopo la Turchia, con 51 casi dal 2008 e 5 quest’anno. Roma (la mia città, ironia della sorte), quest’anno detiene il primato di città italiana con il più alto numero di vittime con ben 3 casi su 5.

Viene da chiedersi allora cosa, nel nostro piccolo, ognuno di noi possa fare per intervenire contro questi omicidi di genere, il cui numero aumenta ogni anno. Omicidi di genere, sì, perché non vengono uccise persone in quanto tali, ma persone in quanto trans, il che lo rende ancora più grave.

Dunque, che fare? La risposta che dal canto mio mi sento di dare è: leggere, informarsi, avere la curiosità di andare oltre. E per esempio, imparare a rivolgersi con una trans, utilizzando il femminile. Sì perché esistono delle distinzioni: se la persona è una MTF (male to female), cioè da maschio a femmina, si parlerà di UNA trans, mentre se la persona è un FTM (female to male), cioè da femmina a maschio, si parlerà di un trans.
Proviamo a chiederci cosa voglia dire per qualcuno sentirsi chiamare ‘Lui’, quando la sua anima è quella di una ‘Lei’, e viceversa. Anche se forse sarebbe soltanto più bello, e magari anche più facile, chiamarci soltanto per nome.A proposito di nomi, ecco la lista delle vittime, affinché non dimentichiamo che quei numeri e quei nomi che oggi sono scritti su un report, un tempo appartenevano a persone.
https://transrespect.org/wp-content/uploads/2018/11/TvT_TMM_TDoR2018_Namelist_EN.pdf

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