A Cartoni

Cenerentola: da sguattera a principessa

Bionda e con due enormi occhi azzurri: così viene disegnata la seconda principessa di casa Disney, Cenerentola, protagonista dell’omonimo lungometraggio del 1950.

Cenerentola è la storia di una fanciulla che non nasce principessa, al contrario di Biancaneve, ma lo diventa. È la figlia di un uomo rimasto vedovo, che decide di risposarsi per dare a sua figlia una figura materna con cui crescere. Tale figura materna, Lady Tremaine, si rivelerà invece soltanto una matrigna con due figlie al seguito: Anastasia e Genoveffa. Sorellastre, e non sorelle. Quasi come se il legame di sangue rendesse impossibile determinati comportamenti. La famiglia, intesa come comunità fondata sui legame di sangue, è per Disney sacra.

Le sorellastre colpiscono lo spettatore non tanto per la loro bruttezza, quanto per il loro essere sgraziate, nella voce e nei movimenti, al contrario di Cenerentola che oltre a essere bellissima è aggraziata, caratteristica che la rende incantevole.
Anastasia e Genoveffa sono inoltre “egoiste e vanitose” mentre Cenerentola è, come Biancaneve, umile, gentile e servizievole, nonostante le logoranti mansioni domestiche a cui è costretta.

Cenerentola ci appare comunque meno tollerante di Biancaneve nei confronti delle angherie: quando le sorellastre la chiamano per chiederle qualcosa, la giovane mostra di essere infastidita dalle continue richieste che le due donne le sottopongono, seppur non lo ammette mai di fronte a loro..

La matrigna di Cenerentola non palesa il suo odio come faceva la matrigna di Biancaneve, ma lo lascia intuire: non è lei che le vieta esplicitamente di andare al ballo, ma sono le faccende domestiche che la ragazza non riesce a portare a termine a impedirle di partecipare alla serata. Faccende che in realtà vengono triplicate dalla stessa matrigna.

Il destino appare per Cenerentola come inatteso e immeritato: “É molto più di quanto osassi sperare”, risponde la ragazza alla sua fata madrina quando questa le spiega che non avrebbe potuto trattenersi al ballo oltre la mezzanotte, come se la principessa fosse convinta di non poter meritare di meglio, caratteristica che la rende senza dubbio un pessimo modello femminile di intraprendenza e di voglia di riscattarsi.

Morale davvero poco girl power per Cenerentola, che ricorda molto sono inoltre accomunate dalla morale che dalla fine di entrambe le fiabe possiamo evincere: nella vita serve pazientare, anche a costo di sopportare angherie, in attesa che arrivi qualcuno a salvarti. Morale che, tra l’altro, nega completamente una possibilità di agire attivamente sul proprio destino.

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