Giornate Memorabili

Sancta Maria ad Nives

Il momento della scelta del nome di un figlio o di una figlia è certamente un momento cruciale della gravidanza. Ci sono genitori che hanno già la scelta pronta ante concepimento, quelli che comprano il libro dei nomi e lo sfogliano riuscendo magari dopo 10 letture a ridurre la rosa dei papabili a solo 23, quelli che hanno già il nome pronto per la femmina ma il figlio è maschio ecc.

Poi ci siamo il mio compagno ed io. Lui che ha gusti molto difficili, ed io, che con i nomi sono sempre stata fissata. Per dirvi: i miei peluche non si chiamavano Cita, Tigrotto, Ochetta, Leoncino come quelli delle mie amiche ma Dafne, Frank Twist, Sibilla, Attilio, Gerardoadolfo. Ripeto: il mio leone della Trudi si chiama Gerardoadolfo.

Il tutto complicato dal fatto che ho sempre avuto un desiderio, da credente. Se mai fossi diventata madre di una femmina, il secondo nome di mia figlia sarebbe stato dedicato alla Madonna. Maria.

Nonostante la consapevolezza della visione della donna nella Chiesa, di cui parlerò in un’altra occasione, l’avevo promesso. E, chi crede mi capirà, una promessa al Cielo va sempre mantenuta.

Il problema era che ad Ivan, il mio compagno, Maria proprio non piaceva. Cioè, non piace tuttora. Così, ha iniziato in autonomia ed in silenzio a cercare delle alternative da propormi: nomi che non fossero Maria ma che avessero la stessa valenza religiosa ed il medesimo richiamo alla Madonna. Miriam, Mary, Assunta, Immacolata, Marion, Marika, per intenderci.

Fino a quando si è imbattuto in NIVES. Un nome poco diffuso, che si riferisce a Sancta Maria ad Nives, la Madonna della Neve, proprio la Madonna a cui – caso vuole – è intitolata la Comunità Pastorale qui vicino.

Mi propone Nives, io sento nella pancia uno svolazzamento come se potesse essere il nome giusto, il compromesso tra la mia promessa ed i gusti del padre, ma controbatto: “Solo se DAVVERO è esattamente come Maria.”

Inizia così la ricerca della certezza: interpello un amico teologo, il quale mi dice che non sa darmi la certezza dell’equivalenza, chiedo alla zia più devota che ho – una che insegnava catechismo, per intenderci -, mi risponde che non sa.

E quindi miro sempre più in alto: vai di pellegrinaggio tra preti, chiese e suore.

Un sabato pomeriggio Ivan ed io andiamo nella Chiesa del Decano, chiediamo del prete. Non c’è, c’è un sostituto che mi si palesa davanti. Giovane, sorridente ed accogliente, africano; facciamo fatica ad intenderci rispetto alla mia richiesta: il suo italiano stentato non aiuta, o forse io non mi so spiegare. Esco sconsolata, dico a Ivan: non ho la risposta, riproviamoci.

Ci dirigiamo in un’altra Chiesa, entriamo scavalcando cassette degli attrezzi e teloni di cellophane. Sono alle prese con la riparazione dell’organo e con la ristrutturazione di una parete: domandiamo, ma anche lì il prete al momento è fuori sede. Troviamo delle giovani suorine in fondo alla navata, mi avvicino e, non so tuttora il perché, mi metto a piangere facendo la mia richiesta. La suora mi guarda dolce, mi dice che l’importante è amare la figlia e che il nome piaccia ad entrambi i genitori. Mi accarezza la pancia e mi dice che, oggi, pregherà per noi. Mi asciugo la lacrima.

Ma non sono convinta, non ho la risposta che cerco.

Proviamo con la terza chiesa della Comunità pastorale. Il prete sta confessando, c’è. Già siamo a metà dell’opera, evvai. Ivan ed io ci mettiamo in coda: la signora davanti a noi sta nel confessionale qualcosa come 40 minuti: deve aver fatto qualcosa di grosso, penso e dico sottovoce al mio compagno, che mi dà una piccola gomitata. Tocca a noi, entriamo entrambi nel confessionale, le anziane fuori ci guardano con fare interrogativo. Interpelliamo il prete: un uomo di mezza età, con uno sguardo severo, le domande mirate. Mi sento molto sotto esame; ma alla fine ci dice che SI’, Nives è Maria; per lui, che in quel momento è “portavoce del Signore”, se chiamo mia figlia Nives mantengo comunque la promessa.

Scegliamo di chiedere la conferma delle conferme al prete più folcloristico della Valle: un personaggio noto anche in TV e sui social per il suo entusiasmo dilagante. Citofoniamo in casa sua, lui apre ed esce, un fiume in piena come sempre: ci vede, ci saluta e prima ancora che potessimo parlare ci dice di essere pronto a sposarci. Ma gli spieghiamo che no, non siamo lì per quello.

Gli diciamo che aspettiamo una bambina e ci dice che sì, la battezza molto volentieri. Ma gli spieghiamo che, no, non siamo lì per quello.

Al momento vogliamo solo da lui una conferma, e gli diciamo che bla bla bla.

Ride, ci abbraccia forte, ci dice che sì, Nives è sempre per la Madonna. E poi, che è “tvoppo bello”. Dalla mia pancia arriva un calcetto: anche lei è d’accordo, penso.

 

Mia figlia si chiama Demetra NIVES, proprio all’anagrafe. Quando mi chiedono il perché del secondo nome sorrido, dico che è una storia lunga.

Ma in occasione della Festa dell’Immacolata, oggi, la ripenso, me la regalo e ve la regalo.

Dimenticavo: Demetra Nives è nata proprio l’unico giorno dell’inverno 2017 che ha nevicato dalle mie parti. Un caso?

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