Attualità al Femminile

Reddito di maternità: da donna (e madre) perché dico no

È di alcune settimane fa la notizia che il Popolo della Famiglia ha depositato in Cassazione la proposta di legge di riconoscere alle mamme che rinunciano al lavoro mille euro al mese alla nascita/adozione di ogni bebè, per i successivi otto anni di vita del figlio o della figlia. È di questi giorni la notizia che è iniziata, in diversi luoghi, la raccolta firme per sottoscrivere la proposta.

Personalmente, non sono d’accordo.

Il mio ragionamento è semplice: penso che di questa proposta sia sbagliato il presupposto, investito male il mezzo, e che possano essere deleterie le conseguenze.

L’assunto sbagliato di questa misura è che una donna RINUNCI al proprio lavoro per accudire i propri figli e le proprie figlie. Come se il “prezzo” genitoriale fosse solo suo e la responsabilità della cura esclusivamente femminile. Mentre il marito/compagno/padre debba dedicarsi a procacciare il reddito, a guadagnare la pagnotta per tutta la famiglia, a uscire e fatturare.

Lui nel mondo produttivo, lei in quello riproduttivo. In due mondi che non si intersecano, non si parlano, non si incontrano. Non si condividono.

L’assunto è sbagliato proprio perché erige a presupposto della proposta di legge quanto non può essere presupposto; perché è, semplicemente, intollerabile. E anacronistico, figlio di un retaggio culturale che dobbiamo combattere anziché promuovere a presupposto di misure legislative.

Il mezzo, il denaro, dovrebbe essere investito invece per finanziare servizi di conciliazione vita-lavoro, per incentivare il rientro delle donne al lavoro dopo la maternità e per sovvenzionare iniziative volte a creare una cultura della condivisione dei carichi di cura.

Quanto alle conseguenze, il grosso rischio di questa misura è che il mondo produttivo perda la componente femminile ed il suo operato, perché le mamme potrebbero o faticare ancora di più a rientrare al lavoro dopo gli otto anni a casa (!), oppure rinunciare già da principio sempre più al lavoro, di fatto caricandosi ulteriormente della gestione famigliare e dando pertanto titoli ed occasioni ai padri per delegarla in toto.

Insomma: come donne ci abbiamo messo anni, decenni, secoli, per uscire di casa, poter lavorare e entrare nel mondo produttivo (e non abbiamo ancora finito).

Non ci ricaccerete nel focolare domestico, comprandoci con 1.000 euro al mese.

 

Per approfondire la notizia, per esempio:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/mille-euro-mese-mamme-i-pro-life-vogliono-reddito-maternit-1600351.html

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