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Silvia Mari, mamma e giornalista: “Scardiniamo le simbiosi, rendiamo i figli liberi e coraggiosi”

Silvia Mari si racconta: il suo impegno quotidiano nella lotta alle disparità di genere si intreccia alle professioni di madre e giornalista dell’agenzia di stampa Dire. Ecco di seguito la sua intervista.

Silvia, raccontaci un po’ di te. Qual è il tuo percorso di studi? Come mai la scelta di diventare giornalista? 
Dopo il liceo classico ho deciso di iscrivermi a filosofia e mi sono laureata in filosofia politica con una tesi sul liberalismo politico. La scelta di diventare giornalista è nata durante il percorso di lavoro. Mi piaceva scrivere, ho sempre letto molto e la cronaca mi ha appassionato fin da piccola, ma non avevo chiaro che avrei fatto questo mestiere anche perché per una serie di ragioni personali iniziai a lavorare subito dopo la laurea in questo mare magnum della comunicazione, ma spesso con ruoli di marketing, o nella rassegna stampa: tutti impieghi lontani dalla figura romantica del giornalista. Poi l’ingresso nell’Agenzia Dire e alcune fasi di sviluppo della testata si sono incrociate con una mia maturità di scelta e anche con le condizioni pratiche affinché questa potesse diventare realtà. Mi ha sempre attratto la ricerca universitaria, ma l’abbandonai subito perché sappiamo come vanno le cose qui da noi e non volevo ritrovarmi grande, fuori mercato, senza autonomia economica, alla merce’ delle gentili concessioni di qualcuno.

La rubrica ‘Dire Donna’, che curi personalmente per l’agenzia Dire nasce con lo scopo di rappresentare donne in ogni ambito della vita. Come ti è venuta l’idea? Cosa ti aspetti da un progetto editoriale simile? 
L’idea di DireDonne e’ nata dalla giornalista Sandra Zampa che ha condiviso il progetto con il mio editore, Federico Bianchi di Castelbianco e il direttore Nico Perrone. Io sono stata individuata, anche per i miei studi e per la mia attenzione su queste tematiche, come referente che nella redazione si sarebbe occupata del notiziario quotidiano e anche di alcuni approfondimenti tematici: cosi’ sono nati i nostri originalissmi aperitivi culturali. Da DireDonne mi aspetto non soltanto una rappresentazione equa  del pensiero delle donne, ma anche la fine di alcuni stereotipi spesso vincenti anche in ambienti presunti ‘emancipati’ che vedono le donne adatte solo quando si parla di sociale, welfare, relazioni e simili. Noi vogliamo parlare del potere politico, di economia, di ambiente, di legge e scardinare la cornice che vede queste questioni appannaggio degli uomini.

A tuo giudizio una giornalista donna incontra più difficoltà di un giornalista uomo nello svolgere la professione?
Si incontra maggiori difficoltà, come in tutti gli ambiti professionali in cui persiste un gap di genere. Intanto perché le gerarchie di redazione vedono molte poche donne in ruoli graduati e poi perché, anche qui, alle donne si danno spesso mansioni fuori da ambiti ritenuti di proprietà maschile. A parte alcuni nomi più celebri nei tribunali,  nella nera o giudiziaria o nell’economia troverete più uomini. Alle donne fanno scrivere di sociale, di sanità, di scuola …replicando alcuni modelli culturali.

Parlando un po’ della tua vita privata… In Italia sei stata una delle prime donne a sottoporsi a un intervento al seno preventivo, a causa della mutazione Brca2, che predispone al cancro al seno. Come è stata accolta la tua scelta di operarti in via preventiva dalle donne? Sei stata capita o giudicata?
Dieci anni fa, quando mi operai, di questo tema si parlava pochissimo, pertanto la mia scelta scatenò sconcerto, curiosità un po’ in tutti. Oggi credo che le donne che vivono il rischio della mutazione mi capiscano certamente e moltissime scelgono questa stessa strada anche se non da giovanissime. Il giudizio non manca mai, anche la Jolie e’ stata giudicata, è un talento tutto nostrano.

Dopo aver reso pubblico il tuo percorso chirurgico, sei stata contattata da qualche altra donna con la tua stessa patologia? 
Moltissime mi contattarono soprattutto quando usci’ il libro Il Rischio che proprio per questo decisi di lasciare gratuito sul web: arrivavano tante richieste di chiarimenti, consigli, donne disperate e impaurite e mi sembro’ la scelta giusta.

Angelina Jolie ha subito il tuo stesso intervento e per questo è stata attaccata molto duramente dalla stampa italiana e internazionale. Come commenti chi ha giudicato la sua scelta di operarsi come ‘un vezzo estetico’ o ‘una cosa da ricchi’?
Ho trovato questi giudizi indecenti, sopratutto perché provenivano da persone che avrebbero avuto l’obbligo di documentarsi e studiare il caso. La scelta della chirurgia preventiva, che ricordo e’ una mutilazione di organi sani che non a caso ha portato l’Inps a riconoscere invalidità per le mutate sane, non si fa per ‘paura’ del cancro come ho letto troppo spesso, ma per una precisa diagnosi genetica che e’ stata sempre o quasi sempre trascurata. Aggiungo che pensare che una star come la Jolie potesse aver bisogno di scomodare la salute per un’ vezzo estetico’ e’ da cretini oltre che da disinformati. E vengo a un altro punto: rifarsi il seno per ragioni estetiche e ricostruire una mammella dopo una mastectomia sono due prassi chirurgiche estremamente lontane per tipologie di intervento, recupero ed effetti nel tempo. In Italia l’intervento si fa con il sistema sanitario nazionale…se fosse stato un vezzo estetico non sarebbe stato a carico dello Stato. Ecco queste banalissime osservazioni avrebbero potuto muovere un interrogativo in più, invece di scomodare giudizi falsi o anche solo giudizi.

Oltre alla professione di giornalista, sei autrice di due libri, l’ultimo ‘Previvors imperfetti’ ha come sottotitolo ‘Predisposizioni genetiche, relazioni umane, scelte individuali’. A tuo giudizio quanto è importante per una donna la possibilità di scegliere individualmente sulla propria salute? 
Direi che l’autodeterminazione è fondamentale. Una priorità assoluta, sulla salute e su temi come il nascere e il morire. Certamente alla tutela di questa libertà decisionale deve corrispondere uno sforzo da parte del cittadino di conoscere, crescere nella propria consapevolezza. I diritti sono necessari, ma bisogna essere capaci di esercitarli e quindi diventare cittadini maturi. 

Secondo te oggi c’è più sensibilità al tema, rispetto a quando ti sei sottoposta tu all’intervento?
Oggi si, c’e’ molta più conoscenza della questione e questo grazie alla testimonianza di Angelina Jolie e alle associazioni che hanno iniziato a battersi per favorire la conoscenza delle mutazioni. Non pensiamo solo al seno. La bellissima Jolie e’ una donna che a 40 anni ha annunciato di essere in menopausa per asportazione delle ovaie. Non certo un vantaggio per il suo sex appeal, eppure lo ha fatto e lo ha esplicitato con un editoriale chiaro e completo come il precedente sulla mastectomia del 2013, usciti sul New York Times. Leggeteli: My medical choise e Diary of a surgery, sono davvero perfetti. Su questi testi feci la mia tesina per il mio esame di giornalista professionista. 

Oltre alla tua professione, sei anche madre. Come concili il tuo lavoro con quello (altrettanto impegnativo) di mamma?
La verità è che è molto difficile e che non sarebbe possibile senza aiuti. Ho un marito ‘emancipato, ma davvero emancipato’ che mi ha permesso di tornare al lavoro quando mia figlia aveva solo 6 mesi. E’ lui il genitore più presente in casa e ha una vita lavorativa ‘flessibile’ con molti impegni che può gestire da casa. Questo mi permette di dedicarmi alla vita di redazione con dedizione e serenità. Ho una cugina favolosa, dei nonni, e una signora cara di famiglia. Serve una rete, servono aiuti. Non e’ vera la favola della qualità: i bambini hanno bisogno anche di quantità di cura e presenza. A volte mi addoloro di vederla poco, ma ogni giorno mi impegno per farle sentire il mio calore, il mio esempio perché come madre io sia una presenza forte nella sua vita. Lei è la mia priorità ma io non sono solo una madre. A volte le donne hanno pudore e quasi vergogna di ammettere che sono tante altre cose. Iniziamo a dirlo, scardiniamo simbiosi, rendiamo questi figli liberi e coraggiosi. Perché non li abbiamo messi al mondo per farli stare con noi.

Un’ultima domanda: c’è una donna che ti piacerebbe particolarmente intervistare? Perché?
Grazie per questa domanda bellissima. Sarò scontata ma mi piacerebbe intervistare Angelina Jolie...avrei tante altre domande personalissime da farle…la mutazione e’ tante cose di cui non si parla affatto e mi sarebbe piaciuto intervistare Margaret Thatcher: una donna di potere, scomoda e odiata, con tutte quelle qualità che di solito esibiscono gli uomini. 

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